• LA RETE FORMA ED INFORMA...

    LA RETE GENERA SOLIDARIETA' E CONDIVISIONE ...

    LA RETE PRODUCE INNOVAZIONE SOCIALE E DI SISTEMA ...

    LA RETE PROMUOVE IL RISPETTO DELLA DIGNITA' DELLA PERSONA UMANA ...

    LA RETE E' LO STRUMENTO NATURALE PER PROMUOVERE LA DEMOCRAZIA ...

    La democrazia non è uno sport da spettatori. Se tutti stanno a guardare e nessuno partecipa, non funziona più.

    [ Michael Moore ]

    DALL' ADESIONE ALLA CONDIVISIONE!

UNITI NELLA DIVERSITA'

LA PRIMA RETE  DEL III SETTORE PER LA PROMOZIONE DEL WELFARE GENERATIVO DI COMUNITA’ E DELL' INNOVAZIONE SOCIALE ATTRAVERSO LO SPAZIO SOCIALE ATTIVO DEI DISTRETTI SOCIO-SANITARI .

A.P.S. "FARERETEONLUS"  ... UN NUOVO BENE COMUNE  

"FACCIAMO RETE" .... IL NETWORK SOCIALE PER LA COESIONE SOCIALE E L'INTEGRAZIONE CIVICA.


MISSION


“Facciamo Rete” è l’iniziativa partita dal basso, dalla volontà di alcune Associazioni ed Organismi del III Settore di Aprilia che da anni operano su questo territorio, e che credono fortemente nell’importanza di fare rete e di promuovere la rete, per interpretare al meglio i principi del nuovo modello del cd. Welfare di Comunità, verso cui il nostro Paese si sta orientando, attraverso lo spazio sociale attivo dei Distretti socio-sanitari.

Il nostro sito è un “Network sociale” che vuole far conoscere, costruire nel contempo e raccordare l’offerta di prestazioni volte all’orientamento ai servizi socio-assistenziali, socio-sanitari, giuridico-legali, formativi, educativi e ricreativi rivolti a cittadini italiani e stranieri che cercano di partecipare alla società civile del nostro territorio, attraverso appunto il “raccordo” sia degli attori (Volontariato, Associazionismo, Cooperazione ed Impresa sociale ) e sia degli operatori della cd. Welfare Community ed il dialogo con le Istituzioni, l'Impresa e gli Organismi di rappresentanza politica e sindacale.

Certamente Facciamo rete è un working in progress, con l’obiettivo ambizioso di rappresentare una sintesi delle varie realtà del III Settore in cui si opera, affinchè la persona sappia a chi rivolgersi e come, per soddisfare il suo bisogno, offrendo contemporaneamente “uno strumento” che può diventare accessibile e replicabile sui diversi territori del nostro Paese.

LA TUTELA DELLA SALUTE ED IL BENESSERE DELLA PERSONA ATTRAVERSO IL MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE.

“La salute non è un sentirsi, ma un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme ad altri uomini ed essere occupati attivamente e positivamente dai compiti particolari della vita” (H.G. Gadamer)

Il tema della salute e del benessere si configura oggi come uno dei più attuali argomenti di discussione sociale e culturale.  

Il benessere (da ben – essere = “stare bene” o “esistere bene”) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano.

La parola “benessere”, il cui senso nel passato coincideva essenzialmente con la salute fisica, oggi ha man mano assunto un significato sempre più ampio, arrivando a coinvolgere tutti gli aspetti dell’essere (fisico, emotivo, mentale, sociale e spirituale).

L’OMS da un trentennio, parlando di promozione della salute con la conferenza d’Alma Ata (1971) prima e con la carta d’Ottawa (1986) poi, ha ribadito il concetto di salute e di benessere nella loro dimensione positiva.

La definizione di salute dell’OMS come «uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solamente assenza di malattia o infermità», ha costituito una svolta storica.

Si è passati così al concetto di benessere globale che coinvolge non solo aspetti psico-fisici, bensì anche aspetti mentali, sociali e spirituali, dove più che il dato “oggettivo” di salute o malattia, diventa fondamentale lo stato di percezione personale della propria vita.

Per Maslow (1973) il benessere individuale passa attraverso la gratificazione delle necessità dell'individuo: a partire dai bisogni basilari, fisiologici, a salire fino a quelli di amore, auto-stima/etero-stima, considerazione, creatività, autorealizzazione.

Rogers (1970) ha sempre riposto un'estrema fiducia nelle capacità umane di raggiungere, ferme restando certe condizioni, la realizzazione delle potenzialità (la tendenza attualizzante).

L'accento è sull'aspetto positivo ed evolutivo, sull'uomo che tende alla soddisfazione dei propri bisogni, sul controllo attivo sulle condizioni di vita.

Il dominio della salute riguarda allora: "... quegli attributi personali come credenze, aspettative, valori, percezioni e altri elementi cognitivi; quelle caratteristiche di personalità, inclusi stati e tratti affettivi ed emozionali; e quegli schemi di comportamenti manifesti, azioni e abitudini che si collegano con il mantenimento della salute, il recupero della salute e il miglioramento della salute" (Gochman 1988, p. 3).

Lo stato di salute di una persona o la condizione di salute non è solo un comportamento, bensì soprattutto la percezione della persona dello stato di salute o del suo deterioramento o miglioramento (Gochman 1998).

Il termine benessere indica quindi una filosofia che vede gli individui come responsabili del proprio grado di salute, come attivamente coinvolti nel processo di aumentare, migliorare la propria salute, non soltanto mantenerla (Bruhn, 1988).

Tutto ciò ha portato alla crisi del paradigma biomedico, ed ha condotto alla nascita del modello bio-psico-sociale.

Il modello biopsicosociale fu elaborato da G. Engel (1977), psichiatra della Scuola di Harvard, con l’intento di conciliare la multideterminazione (bio-psico-sociale) della natura umana con una visione unitaria dell’essere umano.

Si tratta di un nuovo approccio alla salute e all’individuo nella sua essenza dinamica in continua interazione con l’ambiente circostante.

L’intrinseca relazionalità tra fattori, affermata dal modello biopsicosociale, implica che tutte le manifestazioni dell’essere umano sono espressione della relazione tra il corpo e l’ambiente.

In quest’ottica la patologia, sia somatica che psichica, è, sempre, espressione dell’alterazione della relazione tra corpo ed ambiente, alterazione a cui concorrono, in misura variabile a seconda del tipo di patologia, tanto fattori endogeni, legati all’organismo, quanto fattori esogeni, legati all’ambiente.

In questa prospettiva è legittimo ritenere che via sia un continuum tra alterazioni della salute secondarie a danni biologici e alterazioni secondarie a fattori ambientali sfavorevoli, per cui il centro di gravità eziologico può essere spostato verso uno dei due estremi a seconda “del peso” dei fattori eziologici in causa modificandosi comunque, in entrambi i casi, l’equilibrio complessivo della relazione corpo-ambiente.

La promozione della salute

La salute include: portare a termine nella maniera migliore gli impegni; avere un senso di controllo sui propri progetti; avere la percezione di appartenenza a qualcosa e di uno scopo esistenziale; essere soddisfatti della propria esistenza; avere la competenza; la capacità di recupero; essere empowered; avere delle istituzioni sociali supportive.

Sempre più spesso gli autori (Conrad, 1994) si focalizzano sul cambiamento dello stile di vita della persona che inizia ad adottare dei comportamenti di promozione della salute.

Stanno sviluppandosi infatti delle teorie e dei modelli concettuali per integrare, esaminare e comparare le diverse prospettive sul concetto di salute e malattia e sui comportamenti correlati: la teoria del comportamento pianificato (Ajzen, 1991; Ajzen & Madden, 1986); la concezione tridimensionale (Wolinsky, 1988); il modello della fiducia nella salute (Becker, 1974); il modello del locus of control (Wallston & Wallston, 1978), nato sulla scia delle idee di Rotter (1966); il modello transteoretico (Prochaska, 1994); la teoria della motivazione alla protezione (Wurtele & Maddux, 1987); il concetto del ruolo dell'ammalato (Parsons, 1951), e altri ancora.

Il tentativo è di indagare come le diverse culture, sessi, etnie, etc. intendano il significato della salute/malattia, le loro rappresentazioni mentali rispetto a tali elementi; il modo in cui le persone variano il proprio comportamento ponendo maggior attenzione alla salute, cioè prevedere quando e in che modo una persona si impegnerà in comportamenti di prevenzione, le sequenze temporali coinvolte nel cambiamento comportamentale; i comportamenti, le aspettative, le fantasie legati al ruolo del malato, etc.

Nel campo dei servizi alla salute, rispetto al miglioramento costi/benefici, sono da tener presenti tre variabili: efficacia (effectiveness), cioè i benefici delle cure misurate in termini di miglioramento della salute; efficienza (efficiency), il rapporto tra miglioramenti e risorse per produrli; equità (equity), la valutazione di quanto benefici e oneri delle cure siano parzialmente/imparzialmente distribuiti (Aday & Awe, 1998).

Gli studi epidemiologici hanno una grossa importanza: potendo fornire informazioni utili aumentano la possibilità di consulenza, promozione e prevenzione. Si analizza quali siano i periodi critici della vita in cui alcuni fattori di rischio sono particolarmente dannosi (es. la gravidanza); si studiano i periodi specifici in cui si apprendono abitudini dannose difficili poi da perdere (l'adolescenza e il fumo); si valuta la dannosità degli stessi stimoli stressogeni nelle diverse fasi del ciclo di vita (Prohaska & Clark, 1997); si analizzano le differenze intergruppali e intragruppali nei concetti di salute/malattia per poter intervenire più efficacemente.

Un vero servizio di prevenzione, infatti, non può non tener conto della cultura, dell'etnia, del sesso, dell'età, della fase dell'arco di vita, di quale rappresentazione sociale un certo gruppo di persone abbia della salute, della malattia, della guarigione (De La Cancela et al., 1998).

Oggi (Warren, 1998; Ingrosso, 1992) si preferisce parlare di promozione della salute piuttosto che di prevenzione delle malattie: dire prevenzione è dire che l'individuo è comunque destinato, prima o poi, a incappare in qualche malattia; promuovere significa considerare la salute 'normale' (Bertini, 1984).

La strategia da reattiva si è mutata  in proattiva.

L'uomo diviene protagonista, si trasforma in essere proattivo piuttosto che reattivo a ciò che gli capita: ogni adulto ha una gran parte di responsabilità per il suo benessere (Matarazzo, 1984).

La nostra mission

Il nostro impegno è promuovere l'approccio salutista nella comunità e nelle famiglie le quali hanno un grosso potere nello stimolare alla prevenzione ed al supporto i membri che ne fanno parte, specialmente i figli (Baranowski, 1998).

I punti su cui si articola il nostro lavoro sono quindi la prevenzione, la promozione e il miglioramento della qualità della vita.

Tali obiettivi sono realizzati  principalmente con la consulenza e l' educazione.

Di promozione della salute e del benessere della persona si occupa la nostra associazione, le cui strategie d'intervento, tendenti all'empowerment dei nostri soci (singoli gruppi, organizzazioni e comunità), privilegiano appunto la prevenzione e la promozione, piuttosto che la terapia.

Empowerment significa rendere gli individui, le famiglie e le comunità in grado di prendere il controllo sulla loro vita e sul loro ambiente, ovvero acquisire un ruolo attivo verso il proprio ambiente e la propria esistenza (Rappaport, 1981).

Essa, inoltre, lavora sulla consulenza, fa degli interventi sulla crisi, promuove la formazione di gruppi di mutuo-aiuto, sensibilizza al sostegno sociale reciproco e al senso di comunità.

Una vita soddisfacente, il benessere soggettivo e la qualità della vita possono aumentare la longevità, le abilità di problem solving, la qualità della performance legata al ruolo sociale, la capacità di posticipare nel tempo le gratificazioni, l'abilità di cercare e trovare un lavoro; inoltre le persone sono più energiche, generose e indulgenti, meno suscettibili ai disturbi e più attraenti per gli altri.

La qualità di vita è la valutazione soggettiva di quanto gli scopi più importanti, le mete e i desideri sono stati raggiunti ed è inversamente proporzionale alla depressione (Frisch, 1998; Frisch & Retzlaff, 1992). Chiozza (1988) la considera un valore.

Migliorare la qualità di vita di una comunità significa anche incrementare i servizi socio-psico-educativi e investire in informazione.

Le persone devono imparare ad aumentare la competenza e la capacità di far fronte ai problemi e alle circostanze della vita.

Le persone che eseguono comportamenti di prevenzione hanno un adattamento migliore e un funzionamento più duraturo in vecchiaia.

In questi ultimi anni anche in Italia sono nati molti progetti di prevenzione, sportelli di ascolto, servizi di consulenza telefonica,  iniziative di educazione alla salute ed al benessere psico-fisico.

La sperimentazione del Budget di Salute

Viene avviato proprio in questi giorni il piano formativo che prelude a un’interessante sperimentazione nei Comuni dei Castelli Romani, basata sul modello del Budget di Salute, «uno strumento organizzativo-gestionale – come spiega con chiarezza in questo approfondimento Fausto Giancaterina – per la realizzazione di progetti di vita personalizzati, in grado di garantire l’esigibilità del diritto alla salute attraverso l’attivazione di interventi sociosanitari integrati»

Tutti tocchiamo con mano la situazione di criticità del nostro welfare. Per alcuni è ormai obsoleto e non più sostenibile, suggerendo che ormai sia arrivato il momento di ricorrere a soluzioni private e individuali in caso di bisogno. Per altri, come noi, si tratta di proporre nuovi processi di cambiamento strutturale in cui tutte le determinanti che costituiscono in positivo o in negativo la qualità del “bene-essere” delle persone costituiscano un unicum coordinato e coerente, attraverso un nuovo modo di partecipazione e di responsabilizzazione di tutti i cittadini. Si tratta di trovare una sintonia d’intenti, una visione, una programmazione e un governo unitari.
Questo nuovo processo partecipativo alcuni lo chiamano “Welfare di prossimità e generativo”, significando che con convinzione si debba dedicare parte del nostro tempo e lavoro professionale a creare reti sociali partecipative.

Esplorare nuove opportunità
Come orientare un impegno stringente, volto a ricostruire un sistema di welfare basato su una tangibile esigibilità dei diritti fondamentali, non trascurando la forte opposizione di un’invadente visione economicista e mercantile dei servizi, che tenta di far passare come naturale l’attuale squilibrio nel godimento stesso dei servizi?
Come mettere in rete le esperienze positive e inventarne di nuove perché ci siano le risposte e i servizi giusti a livello territoriale che consentano ai cittadini di gestire la propria condizione di “bene-essere”, anche in caso di situazioni di cronicità, di disabilità o di perdita di funzionamento?
Partendo da queste brevi considerazioni, con un’iniziativa dell’Opera Don Calabria di Roma, abbiamo proposto ad alcuni Distretti Sociosanitari del Lazio di avviare la sperimentazione del sistema operativo denominato Budget di Salute, al fine di fornire alla Regione Lazio elementi concreti per l’emanazione delle apposite Linee Guida, in perfetta sintonia con la proposta (a quel tempo: 2015) della Legge Regionale del Lazio Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio, divenuta Legge Regionale n. 11 del 10 agosto 2016 e che all’articolo 53 recita: Presa in carico integrata della persona e Budget di Salute.

Prima di tutto la formazione
Ebbene, la risposta immediata è arrivata dalla ASL Roma 6 (Roma H) e dai Comuni ricompresi nel Distretto Sociosanitario Roma 6/1. Conseguentemente, il Direttore Generale della stessa ASL Roma 6 e il Sindaco di Monte Porzio Catone, quale capofila del citato Distretto Sociosanitario (i cui Comuni sono appunto Monte Porzio Catone, Frascati, Colonna, Grotta Ferrata, Monte Compatri, Rocca di Papa e Rocca Priora), hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa per avviare lo studio e la sperimentazione del sistema operativo integrato Budget di Salute.
Seguendo il dettato del Protocollo d’Intesa, un gruppo di lavoro – composto da Marco D’Alema, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL coinvolta, da Caterina Carosi della Direzione del medesimo Dipartimento, da Tommasina Raponi, Responsabile dell’Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario Roma 6/1 e da chi scrive [Fausto Giancaterina], consulente dell’Opera Don Calabria di Roma – ha predisposto un piano formativo, finanziato dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Lazio e rivolto a tutti gli operatori sanitari, sociali, del terzo settore, delle associazioni e del volontariato coinvolti nel lavoro dei servizi rivolti alle persone che, con riferimento al Decreto Legislativo 229/99 (articolo 3 septies, comma 4), richiedono un’elevata integrazione sanitaria: Materno infantile – Anziani – Handicap e Patologie psichiatriche – Dipendenza da droga, alcool, farmaci – Patologie per infezioni da HIV – Patologie in fase terminale – Inabilità o disabilità conseguenti a patologie croniche.
Gli utenti di queste aree, va ricordato, sono ricompresi nel diritto ai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Il piano formativo
Proprio in questi giorni tale piano formativo è in piena attuazione [dal 12 al 17 dicembre, N.d.R.], presso la Biblioteca Comunale nel Palazzo Borghese di Monte Porzio Catone.
Nelle prime tre giornate, il Quadro normativo nel settore dell’assistenza sociosanitaria è stato proposto da chi scrive, mentre Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena, ha illustrato Le componenti socioeconomiche e ambientali della salute, il welfare di Comunità e la metodologia del Budget di Salute e Donatella Marrama, psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale di Modena, si è occupata, anche con lavori di gruppo, della Progettazione del percorso assistenziale integrato nelle aree target del Budget di Salute.
Oggi, 13 dicembre, Pina Ridente, psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste si sofferma sull’Esperienza del Budget di Salute in Friuli Venezia Giulia, mentre la citata Tommasina Raponi tratta Il nuovo codice dei contratti e le linee guida dell’ANAC per l’affidamento dei servizi a Enti del Terzo Settore e alle Cooperative Sociali.
Nelle ultime tre giornate, invece, Lucilla Frattura, psichiatra del Servizio Sanitario del Friuli Venezia Giulia, responsabile del Centro Collaboratore Italiano dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), illustrerà, anche con lavori di gruppo, La valutazione della disabilità e la progettazione basata sul modello bio-psico-sociale (ICF).
Crediamo che questa sia la prima volta che si cerchi di avviare un diverso approccio allo stretto e sinergico intreccio tra iniziativa pubblica e risorse comunitarie, ossia tra operatori sanitari, sociali e del Terzo Settore, insieme agli utenti e ai familiari. Questo piano formativo, infatti, parte dalla convinzione che se continuassimo ad assecondare unicamente le singole esigenze delle famiglie professionali – che oltretutto risentono di difficili sentieri comunicativi – i servizi farebbero sempre molta fatica a programmare risposte complessive ed esaurienti per le persone che ad essi ricorrono, e men che meno avrebbero le possibilità di generare partecipazione attiva dai contesti sociali in cui operano.
Crediamo, in particolare, che una formazione e una sperimentazione del sistema operativo basato sul Budget di Salute, condivisa da tutti gli attori, possa generare quel “Welfare di prossimità e generativo” di cui si è detto, specie in quei settori – come ad esempio quello delle disabilità – nei quali sia indispensabile una progettazione a più voci. Sono quei settori che richiedono un sistema/servizi che padroneggi con forza competenze tecniche innovative e qualificate, ma soprattutto che sappia stimolare con forte impegno le capacità di dare a tutti gli attori il protagonismo e l’impegno necessario per una co-progettazione e co-realizzazione di progetti di vita personalizzati.
L’obiettivo da raggiungere sarà quello di riconoscere al modello del Budget di Salute la possibilità di essere un sistema che meglio rappresenti e applichi i princìpi del settore sociosanitario.

Ma che cos’è esattamente il modello Budget di Salute? (1)
Il Budget di Salute:
° non corrisponde meramente alle risorse economiche disponibili, ma è costituito dall’insieme delle risorse economiche, professionali e umane, gli asset strutturali, il capitale sociale e relazionale della comunità locale, necessari a promuovere contesti relazionali, familiari e sociali idonei a favorire una migliore inclusione sociale della persona;
° è uno strumento organizzativo-gestionale per la realizzazione di progetti di vita personalizzati in grado di garantire l’esigibilità del diritto alla salute attraverso l’attivazione di interventi sociosanitari integrati;
° non va confuso con il voucher, strumento tanto caro alla Regione Lombardia;
° è un sistema caratterizzato da un’elevata flessibilità e soprattutto dal non essere legato a un tipo particolare di servizio o a uno specifico erogatore;
° promuove e attua il protagonismo dei cittadini/utenti, che si realizza nella co-costruzione dei singoli progetti personalizzati e si struttura nella definizione di un contratto;
° promuove e attua il principio di sussidiarietà, vale a dire la possibilità, la necessità e la ragionevolezza di affidare al livello più prossimo alle persone che ne avvertono il bisogno, la realizzazione di interventi che valorizzino le risorse informali di cura nei contesti comunitari. Tutto ciò nella convinzione che questo costituisca uno degli àmbiti su cui si debba maggiormente intervenire per promuovere il cambiamento e l’evoluzione di quel microcontesto sociale e culturale in cui vive la persona, che costituisce l’elemento determinante per un ragionevole suo “bene-essere”;
° considera come centrale l’attenzione ai determinanti sociali della salute: chi è privo di fattori di protezione sociale (è a basso reddito; vive in contesti familiari e sociali poveri di risorse economiche e culturali; ha reti relazionali sfilacciate ecc.) si trova più facilmente esposto a situazioni di perdita della salute. Più si è in condizioni di fragilità sociale (solitudine, povertà, ecc.), più si è a rischio di malattia. Tenendo in alta considerazione l’unitarietà della persona, il Budget di Salute esige un approccio centrato su una forte attenzione ai determinanti di salute riscontrabili nel contesto sociale, economico lavorativo, relazionale e valoriale delle singole persone, per cui è del tutto necessaria la creazione di un sistema fortemente integrato di servizi sanitari e sociali, in grado di garantire continuità e appropriatezza nelle azioni.

Cambia l’approccio di governance
È del tutto evidente, a questo punto, che l’integrazione sociosanitaria si ponga come l’opzione strategica per la programmazione e l’attivazione di una strutturazione integrata rispetto a programmazione, organizzazione, gestione e costi di servizi e interventi dell’area sociale e sanitaria, sostenuta dalla visione multidimensionale degli interventi e da un giusto riequilibrio tra l’approccio bio/medico e l’approccio sociale.
Si attua, così, il passaggio dal vecchio sistema di finanziamento dei contenitori al finanziamento dei progetti personalizzati, a un diverso governo delle attività sanitarie e sociosanitarie per tutelare la salute delle persone e per promuovere il loro diritto di cittadinanza.
Dal canto suo, l’Ente Pubblico si riappropria del diritto/dovere della programmazione, dell’indirizzo e della valutazione, smette di essere erogatore di tariffe per prestazioni e chiama tutti i protagonisti (persona – famiglia – non/profit e for/profit – comunità) ad essere co-produttori e co-responsabili del “bene-essere” delle persone segnate da svantaggio.
Si instaura in tal modo un nuovo modello di governance in cui il “privato” non è più un soggetto cui affidare l’esecutività di attività con sistemi dubbi di delega, ma è un partnerche collabora alla costruzione e allo sviluppo di sistemi attivi di protezione sociale, a partire da progetti personalizzati.

Vantaggi determinati dal Budget di Salute
I vantaggi di questo sistema sono rilevabili a livello dei singoli e a livello della comunità nel suo complesso. Per la singola persona, infatti, sono previsti meccanismi di partecipazione diretta alla definizione del singolo percorso assistenziale, mentre per la comunità locale si determina una crescita delle capacità degli organismi di progettazione e gestione integrate.
Vengono quindi create le condizioni per garantire la presa in carico e la continuità delle cure e dell’assistenza e il passaggio da un approccio di cura a quello di tutela del “bene-essere” possibile per quella persona in quel determinato contesto di vita. Inoltre sarà possibile evitare la medicalizzare dei disagi e delle fragilità sociali e favorire azioni indirizzate alla capacitazione e all’empowerment [crescita dell’autoconsapevolezza, N.d.R.] sia dei singoli che delle persone associate da un comune interesse.
Il modello del Budget di Salute, sottoposto a valutazione, ha dimostrato innanzitutto l’applicabilità di interventi fondati su saldi presupposti teorici. Esso presenta inoltre incontestabili vantaggi sul piano dell’efficienza gestionale, dell’efficacia nella pratica, dell’economicità. In particolare ha mostrato di essere valido strumento per la riqualificazione della spesa sanitaria e sociale. Inoltre, promuove e incentiva forme associative territoriali, vero “capitale sociale” della comunità, e degli utenti stessi, che partecipano non più soltanto come consumatori, ma diventando a loro volta produttori di beni e servizi.
La significativa riduzione della residenzialità “istituzionalizzata” nell’area della salute mentale, della disabilità, degli anziani, registrata nel corso dell’applicazione del modello Budget di Salute, ne ha confermato l’efficacia per contrastare l’istituzionalizzazione della sofferenza e promuovere la domiciliarizzazione degli interventi (2).

Le quattro aree del progetto personalizzato
In quest’ottica l’attenzione va rivolta agli elementi costitutivi della salute, che richiedono interventi più appropriati ed efficaci (i progetti di vita personalizzati) e si realizzano in quattro aree fondamentali: apprendimento/espressività; formazione/lavoro; casa/habitat sociale; affettività/socialità.
La filosofia che sottende il modello del Budget di Salute risiede nella consapevolezza che gli impedimenti esterni all’esercizio dei diritti all’apprendimento, alla formazione, alla socialità, al lavoro, all’abitazione siano i veri determinanti che trasformano una persona vulnerabile o “a rischio” in un “caso”.
In secondo luogo essa riconosce i limiti di un approccio fondato su un prodotto sociosanitario rigido, derivato dal modello ospedaliero. Il modello del Budget di Salute si fonda invece su prestazioni flessibili, definite non sulle caratteristiche dell’offerta disponibile, ma sulla base dei reali “diritti di cittadinanza” della persona.

Avvio della sperimentazione
Nei primi mesi del 2017 è partita  la sperimentazione, secondo il programma tracciato dal citato Protocollo d’Intesa. L’avvio della sperimentazione vera e propria avverrà attraverso:
a) la ricognizione delle poste in bilancio degli Enti Pubblici per gli interventi sociosanitari; la ricognizione di tutte le risorse economiche, professionali e comunitarie che si rendono al momento disponibili per il Distretto, sia da parte delle Istituzioni Pubbliche, che da parte delle compartecipazione degli utenti, del Terzo Settore, delle Associazioni, del volontariato e della comunità locale, in quanto partecipanti alla co-progettazione e alla co-gestione dei diversi progetti personalizzati;
b) l’individuazione del gruppo di utenti dei servizi Materno infantile – Anziani – Handicap e Patologie psichiatriche – Dipendenza da droga, alcool, farmaci – Patologie per infezioni da HIV – Patologie in fase terminale – Inabilità o disabilità conseguenti a patologie croniche;
c) l’istituzione dell’Unità di Valutazione Multiprofessionale, da rendere effettivamente operativa attraverso la definizione di precise responsabilità tecniche e di spesa;
d) la definizione e il monitoraggio del progetto personalizzato che implica il coinvolgimento di tutti i protagonisti: la ASL, attraverso i servizi di volta in volta direttamente coinvolti; i Comuni, attraverso i propri servizi sociali; la persona e i suoi familiari, con la possibilità, se necessario, di accompagnamento/orientamento delle rispettive Associazioni; i soggetti co-gestori privati (cooperative, volontariato, ONLUS, ma anche privato profit), con l’obiettivo prioritario di promuovere l’inclusione e il mantenimento nel corpo sociale delle persone, evitando l’istituzionalizzazione.


TRATTO DA WWW.SUPERABILE.IT



FACCIAMO RETE - AZIONI E STRUMENTI DI COESIONE SOCIALE PER LA SOCIETA’ DEL FUTURO.


Premessa

La ricerca del benessere sociale (welfare) è stata la più importante iniziativa della società occidentale nel corso del Novecento, il cui esito ha permesso di garantire una notevole coesione sociale. Questo successo è ora minacciato da difficoltà economiche di portata mondiale. Diviene così sempre più urgente salvare questa conquista, coinvolgendo altri soggetti, oltre le Istituzioni pubbliche, in uno spirito di collaborazione e sussidiarietà. La proposta può così trasformarsi in uno strumento di coesione sociale verso un futuro migliore. Tale contesto ha amplificato inevitabilmente il profondo disagio avvertito dalla nostra società, fatto di solitudine, isolamento, povertà, e di frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità. L'erogazione di un sostegno economico non è più sufficiente a combattere le vulnerabilità sociali. Si rende necessario creare le condizioni di coesione attraverso la costruzione di nuove reti solidali le cui maglie siano costituite da diversi attori del territorio(enti pubblici e privati, associazioni non-profit, associazioni di categoria, enti religiosi), affinché tutti si sentano chiamati a concorrere al bene della propria comunità.


Welfare di comunità

Le amministrazioni pubbliche non sono l’unico attore delle politiche sociali; in Italia si è venuto a creare un sistema misto, che vede nel volontariato e nell’associazionismo i principali protagonisti. Nel dibattito pubblico questo sistema – a cavallo tra privato e collettivo – va assumendo il nome di “welfare di comunità”. Si tratta di è un sistema basato su solidarietà di tipo territoriale che ha come principali protagonisti associazioni di volontariato, enti religiosi, cooperative sociali, associazioni di categoria, fondazioni di origine bancaria, ma anche comunitarie, di impresa e di famiglia, che operano e svolgono la propria attività in collaborazione con gli enti pubblici e privati, per concorrere a rendere migliore il clima sociale. Esulano da tale contesto i macrosistemi come pensioni e sanità, che pure rivestono enorme importanza nel panorama sociale complessivo.


GLI ATTORI

Ad una pluralità di soggetti. A tutte le realtà che possono contribuire a coordinare al meglio le risorse e i servizi protesi a ottimizzare le condizioni di vita della nostra comunità.

Diverse reti di solidarietà (organizzate o informali, pubbliche, private o del terzo settore), associazioni di volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali, le Istituzioni pubbliche e le pubbliche amministrazioni, la Regione e le Province con le Associazioni di categoria.


OBIETTIVI

  • Mobilitare la società civile su valori cardine: solidarietà, reciprocità, bene comune.
  • Elevare i livelli di protezione sociale, combattere le vecchie e nuove forme di esclusione 
  • Rianimare la coesione sociale 


MODALITA'

Implementare interventi che potenzino le risorse umane, finanziarie e relazionali e le reti sul territorio, promuovendo un sistema di erogazione di servizi in grado di integrare le risorse pubbliche e private disponibili. Gli interventi da attuare dovranno mirare soprattutto a indirizzare le risorse verso lo sviluppo delle capacità e dell’autonomia delle persone e delle comunità. Verificare l'efficacia degli interventi attraverso un monitoraggio da compiersi anche in itinere. Si tratta di trasformazioni che hanno la capacità di rilanciare il ruolo del welfare come fattore di crescita del sistema non solo sociale, ma anche di quello economico.


RUOLO DI  FACCIAMORETE

Si rivela necessario compiere un'azione di rinnovamento del welfare italiano per dirigersi verso un welfare di comunità.

FACCIAMO RETE, sta analizzando il ruolo che dovrà assumere in tale percorso.

Non sarà solo un “ENTE” che svolge un'attività puramente erogativa, ma nel rispetto del principio di sussidiarietà, si attesterà sempre più attivamente come motore di partecipazione e di autorganizzazione dei cittadini, al fine di coinvolgere le persone, costruire reti sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni innovative e come animatrice del dibattito culturale su queste nuove tematiche, che richiedono apertura di prospettive e precisazioni di concetti: opzioni strategiche della propria identità e della propria mission


OBIETTIVO GENERALE

È la costruzione di un welfare di "comunità", volto a superare la frammentazione delle risorse e delle risposte, abbattere le barriere di separazione tra chi accede ai servizi del sistema di welfare distrettuale e chi no, generare valore, capitale sociale ed innovazione sociale, stimolare connessioni tra le persone e i distretti sociosanitari, attraverso il contributo attivo del III Settore.


OBIETTIVI SPECIFICI

  1. La ricomposizione e l’integrazione dell’offerta dei servizi per la cura e il benessere in piattaforme collaborativo-connettive , sia digitali (piattaforma WEB) sia fisiche (piattaforme territoriali), capaci di valorizzare e connettere le risorse e le competenze presenti a livello di distretto: le piattaforme non erogano direttamente i servizi, ma costruiscono l’ambiente in cui avvengono le interazioni che creano valore per tutto il sistema.
  2. La diffusione di servizi caratterizzati da logiche di “service management inclusive” che permettano di: ascoltare e fare emergere domande individuali e collettive, sia espresse sia inespresse, consentendo a tutti i potenziali beneficiari di accedere ai servizi a prescindere dalla condizione economica (in forma gratuita, in compartecipazione, a pagamento); sostenere processi di risocializzazione e condivisione dei servizi per le famiglie e per le comunità del distretto; facilitare la connessione tra risorse e tra famiglie e l’aggregazione di domande e risposte caratterizzate dalla condivisione (es. più famiglie che condividono un servizio), dall'integrazione dei servizi (es. più soggetti che erogano servizi ad una stessa famiglia), dalla flessibilità e da una maggiore coerenza con bisogni sociali emergenti; sostenere la capacità delle nuove forme di socialità/volontariato di generare valore e benessere;
  3. La ricomposizione delle risorse e delle risposte pubbliche e private per i servizi per cura/benessere tra attori e famiglie , attraverso: un miglioramento delle funzioni di regia e coordinamento dell’offerta di servizi sia a livello distrettuale sia a livello territoriale (connessione con Tavoli sociali di zona e Piattaforme territoriali); un miglioramento del supporto alle famiglie nella ricomposizione delle offerte esistenti (organizzativo); un miglioramento della capacità di comunicazione e sviluppo dei servizi socio assistenziali e sociosanitari erogati, nella direzione di una accountability di tutto il sistema territoriale.

AZIONI

Il progetto si sviluppa in

  1. Progettazione e realizzazione della piattaforma dei servizi (digitale), che metterà a disposizione delle famiglie e delle comunità un'interfaccia unitaria di accesso all'offerta del sistema integrato del "welfare di comunità", offrendo al contempo ai soggetti erogatori del sistema uno strumento di promozione e visibilità su tutto il territorio regionale.
  2. Costituzione  di spazi fisici (Osservatorio del Cittadino e Forum Immigrazione tra di essi collegati) che rappresenteranno le prime due piattaforme territoriali che metteranno a disposizione delle famiglie e delle comunità del territorio un luogo fisico quale interfaccia unitaria di accesso all'offerta del sistema integrato del "welfare di comunità", in connessione con la piattaforma dei servizi, e offriranno ai soggetti erogatori di zona uno spazio di promozione e visibilità.
  3. La  progettazione e la sperimentazione di servizi di welfare condominiale, di welfare aziendale integrato e di welfare in connessione con le scuole
  4. La costruzione della governance di progetto a livello centrale (Coordinamento interdistrettuale) e territoriale (Tavoli Sociali). 
  5. La strategia di comunicazione e promozione del sistema , al supporto metodologico per la promozione di processi di partecipazione degli operatori e dell’intero sistema territoriale (osservazione del territorio e valorizzazione delle risorse nei contesti di vita) e al Fundraising.

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