NEWS / COMUNICATI STAMPA

Rapporto Censis 2018: “italiani paurosi e rancorosi”.

La ricetta per ripartire dai nostri territori. Costruiamo una “cultura della prossimità”.

Cari soci e simpatizzanti                                                                                  

iniziamo insieme un nuovo anno, lasciandoci indietro un ritratto del nostro Paese elaborato dal Censis abitato da cittadini “paurosi e rancorosi”. Abbiamo accumulato un sovranismo psichico, prima di quello politico, come risultato della cattiveria che gli italiani hanno provato in questo periodo, per riscattarsi dalla delusione per la mancata ripresa economica, e che oggi orientano contro gli stranieri. Questa è la diagnosi impietosa della situazione sociale italiana, come risulta dal 52/o rapporto Censis che ha analizzato la società italiana.

All’origine del sentimento c’è stato il cosiddetto ascensore sociale: l’Italia è il paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che dicono di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori: sono il 23% contro una media europea del 30% (i picchi sono in Danimarca a quota 43% e in Svezia al 41). A pensarlo sono soprattutto le persone con un reddito basso, convinte che nulla cambierà nel loro portafogli. La delusione si intreccia con la percezione di essere poco tutelati ‘a casa’: il 63,6% è convinto che nessuno difende i loro interessi e la loro identità e che devono pensarci da soli. “La non sopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili”, sottolinea il capitolo del Censis che fotografa la società italiana. PERICOLO MIGRANTI – Nel mirino dei ‘cattivi sovranisti’ finiscono soprattutto gli stranieri: il 69,7% degli italiani non vorrebbe i rom come vicini di casa e il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani. La quota raggiunge il 57% tra le persone più povere. Da qui la conclusione del Censis: “sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili ma spessi”. I più colpiti sono gli extracomunitari: il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione dei Paesi non comunitari contro una media Ue al 52% e il 45% non tollera anche quelli comunitari (in Europa la media è al 29%). I più ostili sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Ma perché tanta ostilità? gli stranieri tolgono il lavoro agli italiani è la risposta del 58%, per il 63% sono un peso per il welfare, mentre il 37% crede che il loro impatto sull’economia sia favorevole. DISIMPEGNO POLITICO  – Per il 49% degli italiani crede che gli attuali politici siano tutti uguali: corrotti, parassiti, arrivisti, “fuffaroli”. MIRAGGIO ITALIEXIT? – Pochissima convinzione anche rispetto all’Unione europea: oggi secondo il Censis, il 43% degli italiani pensa che far parte delle istituzioni europee abbia giovato all’Italia contro una media del 68% nel resto del Vecchio continente. “Siamo all’ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit”, scrive l’istituto di ricerca. SI GUARDA AL SOVRANO AUTORITARIO – L’Italia sta andando “da un’economia dei sistemi verso un ecosistema degli attori individuali, verso un appiattimento della società”, in cui “ciascuno afferma un proprio paniere di diritti e perde senso qualsiasi mobilitazione sociale”. “Ognuno – si legge nel rapporto – organizza la propria dimensione sociale fuori dagli schemi consolidati” e così “il sistema sociale, attraversato da tensioni, paure, rancore, guarda al sovrano autoritario e chiede stabilità” e “il popolo si ricostituisce nell’idea di una nazione sovrana supponendo” che “le cause dell’ingiustizia e della diseguaglianza sono tutte contenute nella non-sovranità nazionale”. Se “siamo di fronte a una politica dell’annuncio”, a giudizio del Censis “serve una responsabilità politica che non abbia paura della complessità, che non si perda in vincoli di rancore o in ruscelli di paure, ma si misuri con la sfida complessa di governare un complesso ecosistema di attori e processi”. A fronte dunque di questo ritratto sconsolato di noi italiani e del nostro Paese, occorre rimboccarsi le maniche tutti insieme e costruire una visione alternativa basata sulla ritrovata fiducia nei confronti delle Istituzioni, delle relazioni sociali, economiche e umane tra persone. “Ogni persona, anche la più mite e silenziosa è ben lontana dall’essere l’oggetto e un elemento passivo nella vita sociale, ma è e deve esserne e rimanerne il soggetto, il fondamento e il fine.”( Papa Pio XII).  Costruire il Nuovo, con la collaborazione di tutti, prendendoci per mano, in spirito di fratellanza. Il nuovo dunque, ma il nuovo capito, dominato, voluto da noi stessi per quello che siamo stati e che siamo». Questa riflessione di Moro, sopravvissuto alle ideologie totalitarie del XX secolo, risulta ancora attuale, dal discorso fatto in partenza. Ma tutto può cambiare, anche in Italia! Ma dobbiamo cambiare in meglio, in positivo. Come ci insegna Papa Francesco attraverso i suoi discorsi, carichi tanto di semplicità quanto di profondità, bisogna seguire la strada della reciprocità, costruendo “la cultura della prossimità”. Uno degli elementi di questo cambiamento culturale è sicuramente l’ispirazione cristiana che sostiene l’impegno politico, economico, sociale e familiare di ognuno di noi, rispetto al ruolo ed alla funzione che ciascuno ricopre nella comunità e nella famiglia. Il confronto con l’insegnamento sociale della chiesa è imprescindibile per coloro che da credenti desiderano animare il mondo del volontariato, della cultura, dell’economia e, naturalmente, della politica. Il saldo radicamento nel sociale e nei territori è il secondo elemento tipico dell’azione politica riformista nuova. Si tratta della capacità di riconoscersi nelle comunità di appartenenza e di prospettare per queste piani di sviluppo volti alla difesa dei più deboli e alla proposizione di iniziative politico-amministrative di stampo solidaristico. Infine, la fedeltà al metodo democratico raffigura il terzo elemento che contraddistingue questa esperienza politica riformista. La prassi democratica partecipata e riformista esercitata ad ogni livello – sia questo istituzionale o di base – evita tanto l’ascesa di leaders in grado di disintegrare il concetto stesso di comunità, quanto la formulazione di programmi autoritari assai vincolanti che annullano ogni possibilità di consapevolezza e di libertà.  Quello di cui abbiamo bisogno ora è di mettere da parte il rancore e l’odio, non cedere alla propaganda autoritaria, e ribaltare i pensieri e sentimenti negativi in speranza e fiducia, partendo dal nostro piccolo quotidiano, dal cd. “glocale” ovvero il locale che diventa globale.

Il mio augurio, pertanto,  per questo inizio anno a tutte le persone che vivono nel nostro Paese è proprio questo. Invitando tutti coloro che sono impegnati nello sviluppo politico, economico, sociale, culturale ed umano della nostra comunità a costruire una piattaforma comune per  azioni politiche, economiche, civili e culturali comuni e condivise di Ricostruzione, caratterizzata dal dialogo, dall’incontro, dal confronto tra visioni diverse ma contraddistinte da un orizzonte di buon senso e di rispetto, che esclude il muro contro muro tipico delle politiche di chiusura e dell’insulto. Insomma una vera “Rivoluzione della Normalità” è il mio augurio di speranza e gioia per tutti a partire dalla nostra piccola ma grande comunità apriliana e per le nostre famiglie.


 IL BUON SENSO DELLA PARTECIPAZIONE SOCIALE.

L’ ASSOCIAZIONISMO È SCUOLA DI DEMOCRAZIA.

Cari Soci e Simpatizzanti

Stiamo vivendo una fase nella quale la crisi economica rivela indici di depressione mai raggiunti nel corso degli ultimi vent’anni. La povertà ha superato da anni le caratteristiche tipiche del fenomeno transitorio e congiunturale, per assumere i connotati di un'involuzione strutturale, che allarga progressivamente le disuguaglianze sociali, intacca i diritti fondamentali dei cittadini e per questo chiama in causa le grandi scelte politiche e richiede la mobilitazione di tutte le forze culturali e sociali democratiche. Oggi più che mai, nella società attuale, è quindi forte l’esigenza di costruire il senso di disponibilità e responsabilità, mettendo a disposizione tempo, energia, passione ed intelligenza per collaborare alla gestione di attività utili per la comunità, all’ interno di una dimensione che esca dall’”IO” e ritrovi il “NOI”. La scommessa per costruire quella che in gergo tecnico si chiama, coesione sociale,  è promuovere azioni di sostegno reciproco, in grado di generare riconoscenza e restituzione, attraendo investimenti e opportunità tra cittadini, partendo dal basso. La “proattività” è proprio la capacità che hanno le persone di costruirsi relazioni, contesti, lavoro. La parola proattività, secondo il neuropsichiatra esistenziale austriaco Dott. Viktor Frankl, descrive una persona che assume la responsabilità della propria vita, piuttosto che cercare le cause in circostanze esterne o in altre persone. Frankl ha sottolineato l'importanza del coraggio, della perseveranza, della responsabilità individuale e della consapevolezza dell'esistenza di scelte, indipendentemente dalla situazione o dal contesto.  In gioco, nel processo innescato da questa visione proattiva della persona, come attore consapevole dello spazio sociale in cui vive,  sarà  la nascita di nuovi corpi intermedi, come gli Enti del Terzo Settore, in cui l’associazionismo e i movimenti sociali saranno autonomi dal pubblico ma interconnessi. In tutto ciò, la Pubblica Amministrazione sarà chiamata a costruire proprio con i cittadini e le forze sociali (quali nuovi corpi intermedi) risposte utili e concrete ai problemi dei cittadini, far crescere buone prassi, rimettendo le Istituzioni e la Politica (quella con la P maiuscola) al Centro della comunità (vedasi i regolamenti di pubblica amministrazione condivisa) ed al centro della POLIS per la tutela della democrazia. Ma se questo non succederà, in quel che resta della nostra indebolita democrazia dei Padri Costituenti, se questa spinta di resistenza civile, che si sta dando al rilancio della partecipazione sociale, si arresta o si assopisce, la deriva sarà purtroppo autoritaria e antidemocratica. Il popolo sovrano diventerà folla, massa informe, che si atterrà alle decisioni del capo, indipendentemente dal valore etico delle sue scelte. Il moralismo, il tradizionalismo, il protezionismo, prenderanno il posto della libertà del pensiero e di espressone, cadrà definitivamente la cultura del rispetto, che sarà sostituita dal culto del cd. “pugno duro”. Questo è uno scenario buio, cupo che annullerà la coscienza civile.   Per questo la partita decisiva è oggi sulle spalle dei cittadini proattivi singoli o associati che svolgono attività di interesse generale.  Qui c‘è in gioco la rigenerazione sociale. Bisogna, pertanto, favorire, attraverso l’impegno civile, la crescita della competenza di autocostruzione e autogestione della comunità di cui si fa parte.  La partecipazione sociale va orientata verso questa dimensione se auspichiamo una vera ed autentica rigenerazione del tessuto sociale e culturale di una comunità. La democrazia è dare corpo alle idee ed alle proposte di buon senso, partendo sicuramente dalle nuove generazioni, dalle scuole: nelle scuole tutti noi, impegnati nel mondo associativo, dovremmo portare questi discorsi su partecipazione  e democrazia. La democrazia, quella vera, si costruisce solo con il dialogo ed il confronto tra persone che si guardano in faccia e si parlano. Assistiamo, contemporaneamente anche alla nascita e sviluppo di altre forme di partecipazione come quella attraverso la rete internet (un esempio il cd. clickactivism della cd petizioni e campagne on line). Purtroppo la partecipazione nella rete internet finisce quasi sempre con l’utilizzare modalità deteriorate polemiche, insulti, offese. E la democrazia non può essere ridotta nemmeno ad un click o un like o un condivido. Questa semplificazione della democrazia diretta rischia di costruire cittadini lavativi e pigri. Questa democrazia diretta della Rete Internet così intesa sta definitivamente impoverendo moralmente il cittadino.  A fronte di questo scenario, è proprio il volontariato ad avere la partecipazione nel suo Dna, è una vera e propria Scuola di Democrazia soprattutto per le classi popolari. Il volontariato è una vera Scuola di Partecipazione. I cittadini si dedicano al volontariato perché hanno la sensazione di riuscire a fare e dare qualche cosa alla comunità vedendo il risultato. Il volontariato chiede che ci si organizzi, ci si strutturi, ci si doti di competenze e si dialoghi con il governo delle cose e con i cittadini, rendendo l’impegno da personale a collettivo. L’Italia, in tutto ciò, è certamente un caso molto particolare: è ancora molto forte la disuguaglianza sociale nell’associazionismo in cui c’è un alto capitale sociale ed economico, di genere, ci sono più uomini che donne e territoriale, essendo presente più al centro nord che al sud, sviluppando il cd. effetto selezione. Con la crisi dei partiti di massa abbiamo assistito anche al progressivo indebolimento della cd. socializzazione tra politica e partecipazione sociale. La corruzione, il clientelismo ha allontanato l’associazionismo dalla politica. Sono nate, quindi, nuove forme di partecipazione sociale: ambientalismo, lotta alla povertà, pacifismo, culture giovanili, questioni di genere, lotta al razzismo. I movimenti sociali delle cd. “Reti sociali” propongono dietro l’azione concreta la promozione di modelli sociali, economici, di relazione sociale, politica economica alternativi. Il Terzo Settore è diventato direttamente capace di interloquire con le Istituzioni. La partecipazione politica è diventata parte della partecipazione sociale, e non una dimensione esterna delegata ai partiti. Come affermava Tavazza, uno dei fondatori del volontariato in Italia, il volontariato o ha una dimensione politica oppure non può neanche essere considerato volontariato, tutt’al più è assistenza e beneficienza. Anzi il Terzo Settore oggi si sta confrontando, attraverso un processo di ibridazione, con il mondo dell’ impresa sociale e con l’innovazione sociale,  in un’ottica di “welfare generativo”. Occorre con urgenza superare, in maniera definitiva,  il modello di welfare basato solo esclusivamente su uno Stato che raccoglie e distribuisce risorse tramite il sistema fiscale e i trasferimenti monetari. Serve, di fronte a questi scenari, un welfare che sia finalmente in grado di rigenerare le risorse (già) disponibili, responsabilizzando le persone che ricevono aiuto, al fine di aumentare il rendimento degli interventi delle politiche sociali a beneficio dell’intera collettività. Questa proposta culturale, lanciata per prima in Italia dalla Fondazione Zancan, viene qualificata appunto come "welfare generativo" (WG), e avrò modo di approfondirne  i contenuti e le sue caratteristiche nel nostro spazio di riflessione. Per concludere, quindi il filo del ragionamento iniziale sulla salvaguardia della democrazia, la riflessione sulla necessità del sostegno alla partecipazione sociale è quindi importante e urgente che si inizi a maturare a partire dai nostri territori, per evitare un ripiegamento su politiche autoreferenziali con visioni corte e miopi, che uccidono le nostre città, e lo si potrà fare solo attraverso la realizzazione delle consulte, delle assemblee cittadine e dei tavoli di lavoro con l’associazionismo. La partecipazione associativa resta il principale luogo di formazione e apprendimento all’azione collettiva, che fa aumentare e sviluppare la partecipazione politica. L’influenza di questa esperienza resta nettamente più rilevante nelle aree territoriali in cui tradizionalmente viene segnalato un livello di civismo più inadeguato. Nei territori in cui il civismo è più scadente, l’associazionismo gioca in sé un ruolo fondamentale nella produzione di beni pubblici, e rappresenta un volano fondamentale di socializzazione ai valori e alle pratiche democratiche. Quello di cui questi territori hanno bisogno è riconoscere e istituzionalizzare il processo di socializzazione della partecipazione sociale con la politica cittadina, affinchè si possa iniziare finalmente a costruire una visione di “città a misura umana”. Una pianificazione strategica di lungo periodo condivisa dalla filiera istituzionale e dalle parti sociali ci consentirà di affrontare al meglio la sfida della crescita urbana sostenibile in grado, cioè, di conciliare l’esigenza di sviluppo economico e l’accessibilità del territorio, con l’innalzamento della qualità della vita dei cittadini, la tutela ambientale, la mobilità e la coesione sociale. Le nostre città non sono purtroppo a dimensione di cittadino e di famiglia. Bisogna ricostruire le città recuperando gli spazi pubblici di vita sociale e gli amministratori locali non possono far più finta di non capire quello di cui le associazioni denunciano ormai da troppo tempo, ovvero la totale mancanza di ascolto e dialogo costruttivo.


FARERETE APS INSIEME AL CAD - CENTRO DI ASCOLTO DEL DISAGIO

INTERVISTA AL PRESIDENTE GERARDO ROSA SALSANO: trasformare il disagio in opportunità. Questa la “mission” dell’Associazione Cad (Centri di ascolto e prevenzione del disagio).

L’uomo attraverso il sacrificio per gli altri ritrova se stesso, ritrova l’essenza della vita e la divina verita’.


Come è nata l’idea del Cad? Volevamo unire territorio e professionalità per dare vita a progetti di carattere sociale. Il Cad è costituito da un gruppo di persone (ormai oltre 100mila in Italia, ndr) che vogliono semplicemente “dire la loro” e, un po’ meno semplicemente ma con grande convinzione, cambiare la società in cui viviamo.

Come? Lavorando per un ritorno delle regole. Obiettivo possibile partendo dall’ascolto dei disagi sociali.

Non le sembra un settore per così dire “inflazionato”? Nonostante l’esistenza di associazioni di volontariato dall’innegabile buona volontà spesso manca un coordinamento tra queste. Emerge il bisogno di fare sistema per acquisire più forza. Non bisogna dimenticare che spesso queste organizzazioni partono dal disagio, ma aiutare a “sopravvivere” nel disagio magari in attesa di sovvenzioni statali diventa molto difficile. Il Cad invece vuole avere un approccio attivo.

 In che senso? Il disagio può diventare un’opportunità, persino la base per costruire un nuovo “ben_essere”.

In che modo? Pensiamo ai pensionati: un tempo gli anziani erano coloro che aiutavano i giovani a creare una nuova società. Perché non riproporre questa concezione? Oppure, parlando di un tema attualissimo, l’immigrato che si integra e lavora, non rappresenta una risorsa importante per il Paese?!!.

Mi faccia un esempio pratico, per capire meglio come operate? Una cooperativa di Prato, costituita su iniziativa del Cad, gestisce un sito ecologico ed è interamente amministrata dagli zingari del luogo.

Insomma l’impegno sociale è vissuto in un ottica manageriale di politiche attive del lavoro per sviluppare posti di lavoro … Certo e lo facciamo per tutte le categorie più deboli, giovani, donne, disabili, adulti disoccupati, ex detenuti e ci mettiamo il cuore. Noi siamo imprenditori e professionisti che lavorano perché il disagio diventi “la base di un progetto di inclusione attiva” ed offra una prospettiva di mettersi in gioco, in un ambiente protetto e tutelato… promuoviamo una visione costruttiva della società e crediamo che la capacità delle persone, la loro professionalità abbinata al loro potenziale ed alla loro umanità, possa cambiare le cose in meglio e ricostruire valori di convivenza solidale e pacifica.

Qual è la forza innovativa dell’Associazione? È ’innovativo modello statutario dell’associazione che prevede la creazione di Centri di ascolto e prevenzione al disagio attraverso una propria rete di delegati (presidenti regionali, provinciali, comunali) e capi dipartimento, ed altresì di convenzioni con associazioni presenti sul territorio che accettano di “fare rete”, apportando il loro contributo specifico e di settore. Solo mettendosi attorno ad un tavolo, i rappresentanti delle diversità potranno favorire l’evoluzione della società. Pur in breve tempo e con risorse limitate il Cad è già presente in tutte le regioni italiane ed in alcuni paesi esteri.

A breve anche Aprilia avrà il suo CAD territoriale, non è vero? Certamente, stiamo concludendo la procedura di affiliazione dell’Associazione di promozione sociale Casa Lazzara e del suo Comitato Valore Persona alla Associazione Nazionale e questo ci consentirà di avviare una proficua collaborazione anche su questo territorio, grazie alla sensibilità e competenza della Presidentessa Stefania Munari e del suo gruppo dirigente, e che ha già dato la sua disponibilità a rafforzare l’efficienzadel nostro Cad anche a livello di Regione Lazio. A questo punto attendo di venire presto ad Aprilia ad inaugurare la nuova sede e conoscere la città, i cittadini e la sua Amministrazione per illustrare loro tutti i nostri servizi e progetti per operare insieme per il bene di questa comunità.

DATI ANAGRAFICI DEL PRESIDENTE NAZIONALE- Gerardo Rosa Salsano Ingegnere - Nato a Vietri sul mare (Sa), il 05/08/1960.Progettista di impianti industriali per conto di numerosi gruppi multinazionali

CURRICULUM POLITICO-SOCIALE - Durante gli anni dell’università ha gestito la componente cristiana del movimento studentesco per poi porsi come referente dei disagi universitari e generazionali in una difficile realtà quale quella della “UNIVERSITA’” di Pisa. All’inizio dell’attività lavorativa nell’aree dell’interland milanese prima ed a Roma poi ha svolto la sua attività politica,  gestendo associazioni culturali. Il ritorno poi alla sua provincia lo ha visto fautore di numerose lotte per lo sviluppo della Regione sino a fondare un movimento di riconciliazione che vedeva il SUD fulcro e base di uno sviluppo sostenibile per il Mediterraneo. L’attività politica capillare sul territorio lo ha poi portato ad allargare i confini del movimento in tutto il territorio nazionale operando con momenti di aggregazione sia politica che ideologica culturale. Nel 2007 vivendo il forte disagio di una politica ormai lontana dalle esigenze della gente fonda il CAD Sociale, una associazione con scopi molto nobili: creare finalmente una società basata sugli insegnamenti di Cristo, portando l’uomo al centro dell’Universo e applicando i principi del Marketing sociale. Ad oggi il CAD, che non vuole essere un Partito, è presente in tutte le Regioni d’Italia e all’estero, contando 150.00 iscritti in Italia ed oltre 300.000 in tutto il mondo.

FARERETE insieme a KONSUMER ITALIA


Fabrizio Premuti “Il nostro Paese rischia di rimanere al palo”


 “Un’Italia ferma, nella quale la grande maggioranza dei cittadini guarda al domani con preoccupazione e pessimismo e la tendenza è di contrarre ulteriormente i consumi è un’Italia con poche speranze per il futuro”. Commenta così Fabrizio Premuti, presidente Konsumer Italia, il rapporto Censis presentato oggi.

Un Paese con delle potenzialità, come conferma l’aumento di liquidità aggiuntiva di 114 milioni di euro dall’inizio della crisi, ma destinato a rimanere al palo perché non ha una visione a lungo termine, un piano di investimento di rilancio “Il rischio è queste risorse vengano depauperate per far fronte alle emergenze, lasciando gli Italiani più poveri di prima: l’incidenza degli investimenti sul Pil è del 16,6%, si tratta di livelli da dopoguerra”.
I giovani under 35 di oggi sono più poveri dei loro nonni e più poveri dei loro coetanei di venticinque anni fa di oltre quindici punti percentuali.

Konsumer Italia osserva con preoccupazione anche quanto sta accadendo sul mercato del lavoro “La ripresa dell’occupazione non può essere letta come un dato pienamente positivo, se va di pari passo con un boom delle professioni non qualificate ed una bassa produzione di ricchezza. Secondo i numeri Censis stanno letteralmente sparendo intere categorie di lavoratori, non solo in ambito impiegatizio ed operaio, ma anche artigiano ed agricolo “Con queste figure rischiano di sparire i detentori di quei saperi e di quelle tecniche preziose che hanno contribuito a rendere le vere eccellenze italiane famose in tutto il mondo” osserva Premuti, richiamando l’attenzione su quello che il Censis chiama il un “sommerso post-terziario” o “sommerso di redditi”. “Gli Italiani si adattano, stringono i denti, assecondano le tendenze. E così trasformano il patrimonio immobiliare in ricettività turistica – non a caso assistiamo ad un boom degli esercizi extralberghieri – e cercano di mettere a frutto le qualità e le attitudini personali nel settore dei servizi alla persona (badanti, babysitter, lezioni private), nella mobilità condivisa e nel recapito. Ha ragione il Censis, che definisce queste figure lavorative labili e provvisorie. La qualità delle nostre risorse umane è uno dei fattori di maggiore attrattività per chi dall’estero vuole investire in Italia. Ma senza una vera strategia di valorizzazione questo patrimonio rischia di andare sprecato” conclude amaramente Premuti. 


2 dicembre 2016


INFO E COMUNICATI DAI NOSTRI AFFILIATI


COMUNICATO STAMPA DEL MOVIMENTO EUROPEO

NO ALL’EUROPA DEI MURI

COSTRUIAMO INSIEME LA DEMOCRAZIA EUROPEA

DI PIER VIRGILIO DASTOLI

L’idea di superare la divisione dell’Europa in Stati sovrani è nata nel momento più drammatico del sonno della ragione, quando quasi tutto il continente era occupato dalle armate naziste. Quest’idea è sintetizzata nel “Manifesto di Ventotene” dove al pensiero dello stato federale si unisce l’azione per democrazia europea, pace e lotta alle diseguaglianze.

Il processo di integrazione europea ha preso forma e sostanza il 25 marzo 1957 attraverso graduali realizzazioni comuni che – pur attuando solo una parte dell’idea originaria di unità europea – si sono estese a nuove politiche e nuovi paesi apparendo ai più come un moto irreversibile e sviluppando in un numero crescente di cittadini la coscienza politica della dimensione europea come garanzia di pace, diritti e progresso. Questa coscienza politica ci appartiene e ci identifichiamo pienamente nell’idea che il progresso della società europea e il ruolo dell’Unione in un mondo globalizzato come strumento di pace e cooperazione internazionale possano essere garantiti solo da una sovranità democraticamente condivisa. All’idea originaria si richiamano i valori di dignità umana, libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali che vincola Unione e Stati membri.

Negli ultimi dieci anni la progressiva mancanza di soluzioni europee ai problemi dell’esclusione sociale, della disoccupazione in particolare di giovani e donne, dell’impoverimento e della sicurezza dei cittadini - insieme a politiche economiche che hanno violato i valori riconosciuti dalla Carta dei diritti – ha creato un dissenso reale e diffuso e un senso di frustrazione verso lo stesso progetto di Unione europea. La gestione europea della crisi finanziaria e le errate politiche economiche nazionali hanno frenato gli investimenti nell’economia reale necessari per garantire uno sviluppo sostenibile ed esasperato le diseguaglianze fra i redditi. L’imposizione dell’austerità ha causato la devastazione del modello sociale mentre non sono state attuate politiche di inclusione volte a realizzare una società plurale.

Le logiche nazionali hanno prevalso sulla ricerca di interessi comuni e il metodo di decisione confederale – affidato ai soli governi e privo di sostanziale legittimità democratica – ha avuto effetti paralizzanti, iniqui e non trasparenti. Sono stati costruiti muri con i mattoni degli egoismi nazionali, sono cresciuti razzismo e movimenti reazionari mentre rischia di disintegrarsi il sogno di una casa comune europea vicinissimo nella notte del 9 novembre 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

Realizzare l’unità politica significa cambiare le politiche europee con la fine dell’austerità e l’eliminazione del fiscal compact, azioni europee per occupazione, ambiente e beni comuni come leva dello sviluppo, investimenti sociali di lunga durata in particolare per scuola, cultura, formazione e ricerca, un’economia “senza carbone” insieme a una lotta severa ai cambiamenti climatici, l’introduzione di prestiti e mutui europei. Realizzare l’unità politica significa creare un reddito minimo di cittadinanza, attuare un meccanismo europeo di assicurazione contro la disoccupazione, una politica comune di asilo e immigrazione con risorse sufficienti e canali umanitari che consentano l’arrivo in sicurezza e l’integrazione di chi fugge da guerre, fame e disastri ambientali, un’unica voce in politica estera superando l’assetto intergovernativo, un vero piano di cooperazione allo sviluppo e una politica di vicinato per costruire una regione mediterranea di pace, democrazia, convivenza e libera circolazione.

Noi siamo parimenti convinti che sia necessario e urgente operare affinché i cittadini europei possano davvero beneficiare dei valori dell’interdipendenza e di una sovranità condivisa creando le condizioni costituzionali di un loro ruolo attivo nei processi di decisione. Noi siamo convinti che occorra ripartire dai diritti e che il primo di questi diritti sia quello di una democrazia europea dove la sovranità appartiene ai cittadini per fondare una comunità capace di garantire loro beni comuni altrimenti sottomessi al confronto fra contrapposti interessi nazionali.

Per queste ragioni, noi intendiamo agire affinché il 25 marzo 2017 si apra uno spazio pubblico sul futuro dell’Unione che coinvolga comunità locali e regionali, attori sociali e organizzazioni della società civile insieme ai rappresentanti dei cittadini a livello nazionale ed europeo. L’Europa democratica si salverà se i suoi cittadini la faranno cambiare. 

Per queste ragioni, ci impegniamo a lavorare per coinvolgere cittadini, territori e movimenti in una forte iniziativa popolare il 25 marzo 2017.




NEWS

STRATEGIE ED AZIONI DI CONTRASTO ALLA POVERTA' ED INCLUSIONE SOCIALE

IL VOUCHER UNIVERSALE PER I SERVIZI ALLA PERSONA. UNA PROPOSTA DI LEGGE BIPARTISAN PER ISTITUIRE IL VOUCHER UNIVERSALE PER I SERVIZI ALLA PERSONA.

FONTE: http://www.secondowelfare.it

Frutto di oltre un anno di lavoro promosso dall’Istituto Sturzo, la proposta di legge potrebbe essere recepita dal Governo all’interno del disegno di legge sul Terzo settore la cui presentazione - una volte terminate le consultazione pubbliche attualmente in corso - è prevista per fine giugno. Una buona notizia per l’Italia, dove, come ha ricordato Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera, mancano circa un milione di posti di lavoro nel settore dei servizi alle famiglie. Pensati sulla falsa riga dei Chèques emploi service universel (Cesu) francesi, i voucher per i servizi porrebbero l’Italia al passo con l’Europa, innescando un circolo virtuoso fatto di creazione di posti di lavoro nei servizi, emersione del lavoro nero, aumento dell’occupazione (in particolare femminile) e crescita del Pil. Secondo una ricerca del Censis, il sistema a regime avrebbe un costo di circa 3,6 miliardi di euro che si riduce a 1,9 miliardi tenuto conto dei benefici diretti (emersione del lavoro irregolare, nuova occupazione e minor impiego dell’Aspi) e a 700mila euro se si considerano quelli indiretti (occupazione in altri settori, gettito Iva su consumi familiari, imposte su utili d’impresa).

Ma come dovrebbero funzionare esattamente i voucher nelle intenzioni dei suoi promotori? I buoni-chèques potranno essere utilizzati da tutti coloro che hanno esigenze di cura per pagare soggetti fisici (baby-sitter, badanti, colf) e non (asili nido, centri per anziani, ma anche associazioni del terzo settore accreditati ecc.) che erogano servizi di cura rivolti a bambini, anziani non autosufficienti e persone con disabilità. Lavoratori e organizzazioni che forniscono i servizi potranno poi riscuotere i voucher presso gli istituti bancari convenzionati.

I voucher potranno essere di tre diverse tipologie, che corrispondono ai tre “pilastri” su cui si basa il sistema: voucher per famiglie e individui che li “acquistano” online per pagare i servizi di cura; voucher forniti dalle imprese ai propri dipendenti nell’ambito delle proprie politiche di welfare aziendale (e che potranno essere totalmente finanziati dalle imprese o co-finanziati dai lavoratori); voucher erogati dagli enti locali nell’ambito delle proprie politiche di welfare pubblico a favore di persone bisognose e di persone svantaggiate o con esigenze di conciliazione.

La chiave di successo per il funzionamento dei voucher è costituita dal costo per gli utenti che deve essere pari o inferiore a quello praticato nel mercato nero: per non aver rispettato questa regola, il voucher introdotto nel 2007 dall’Austria è infatti fallito. Per tenere bassi i costi per le famiglie ed evitare il flop austriaco lo strumento individuato dai promotori della proposta di legge è quello della defiscalizzazione. La proposta di legge tiene infatti conto che in Italia il costo del lavoro per un operatore familiare assunto regolarmente è superiore di circa un terzo a quello assunto in nero, perché alla retribuzione netta occorre aggiungere la tredicesima, i contributi sociali, il Tfr e le ferie. Per questo motivo, nella proposta di legge è contenuta una detrazione fiscale pari al 33% degli oneri sostenuti dal contribuente. Un altro punto molto importante è la facilità nell’”acquisto” dei voucher da parte delle famiglie: l’articolo 11 della proposta prevede la costituzione presso l’Inps di un sistema telematico per la gestione dei voucher che consentirà, proprio come succede in Francia, di effettuare tutte le operazioni online, dall’acquisto dei chèque al pagamento dei contributi sociali.

Le premesse sono buone. Ora tocca alla politica approvare, implementare e, come raramente succede in Italia, valutare l’impatto di uno strumento prezioso che consentirebbe di promuovere la conciliazione vita-lavoro e il lavoro delle donne.

Riferimenti

Il testo della proposta

 
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PARTECIPAZIONE E CITTADINANZA


LA SUSSIDIARETA’ ORIZZONTALE E IL CD. BARATTO AMMINISTRATIVO: ART 24 DEL DECRETO SBLOCCA ITALIA

L’Art. 24 DEL CD. DECRETO SBLOCCA ITALIA RECITA: (Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio). – 1. I comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. www.diritto.it/...art-24-dello-sblocca-italia...della.../download?... Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L’esenzione e’ concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario dell’attivita’ posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute. PERCHE’ E’ IMPORTANTE? Riconosce  un ruolo più ampio ai cittadini, qualificando il loro intervento anche nel riuso e nel recupero dei beni immobili e delle aree inutilizzate. Amplia  il ruolo dei cittadini rispetto alla cura e tutela dei beni comuni, come previsto dall’ultimo comma dell’articolo 118 della Costituzione  perché attraverso una assunzione di responsabilità i cittadini possano contribuire  a far ripartire il nostro Paese con un ruolo attivo nella cura dei beni comuni. Estende il campo di applicazione delle iniziative di cittadinanza attiva: non solo pulizia, manutenzione e abbellimento degli spazi comuni, quali attività rispetto alle quali i Comuni sono chiamati a favorire i cittadini, ma, soprattutto, riuso e recupero di beni pubblici inutilizzati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, secondo un’interpretazione del principio di sussidiarietà orizzontale. NON SOLO CITTADINI MANOVALI E GIARDINIERI, , MA ANCHE CITTADINI CHE PRENDONO IN MANO BENI PUBBLICI INUTILIZZATI E LI GESTISCONO PER L’INTERESSE GENERALE. Ci sonosui nostri territori esperienze, volontà, energie, che attendono solo di essere riconosciute e valorizzate. SEGNALATECELE, LE PROMUOVEREMO E LE METTEREMO IN PRATICA INSIEME!!!


GLI ESEMPI DI AMMINISTRAZIONI VIRTUOSE.

IL COMUNE DI BOLOGNA APPROVA IL REGOLAMENTO SULLA COLLABORAZIONE TRA CITTADINI E AMMINISTRAZIONE PER LA CURA E LA RIGENERAZIONE DEI BENI COMUNI URBANI: http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/REGOLAMENTO%20BENI%20COMUNI.pdf


Valorizzare il capitale sociale in Italia

TRATTO DA http://www.labsus.org

Italia ti voglio bene ha l’obiettivo di ridare voce e valore all’Italia virtuosa. Lavora alla diffusione di una nuova visione della cittadinanza, fondata sulle pratiche di cittadinanza attiva, sui rapporti di reciprocità, cooperazione e collaborazione, sulla responsabilità sociale, sul senso civico e sugli stili di vita sostenibili. Con la convinzione che le smart cities possono essere costruite solo da smart communities. Ecco l’annuncio del progetto sul sito Italia ti voglio bene. Tra i primi risultati si attendono le positive ricadute economiche del capitale sociale nel Paese, il riconoscimento del ruolo dei cittadini, il rilancio del servizio civile universalistico, l’avvio dei civic centers per favorire il radicamento diffuso alla cultura della tutela del bene comune, in sinergia con gli enti locali e con le imprese ed il territorio, nell’ottica della responsabilità sociale ed ambientale come modello di sviluppo imprescindibile.


L’IMPORTANZA DI FARE RETE.

A cura della dr. ssa Emilia Ciorra

Esperta Politiche, Progettazione ed Innovazione sociale

Nasce ad Aprilia (Latina), il “Forum Nuovi Cittadini ”, con l’obiettivo di costruire la prima rete del III Settore apriliano  con il resto del mondo...

L'intento di FARE RETE è quello di fare insieme un viaggio di partecipazione ecittadinanza attiva, all’interno del nuovo mondo conosciuto come III Settore, che rappresenta ad oggi la parte più numericamente consistente del no profit italiano, con realtà tra loro diverse per storie, culture, modelli organizzativi, ma tutte unite dalla condivisione di forti valori comuni: la dignità e la promozione della persona umana, l’uguaglianza dei diritti come base del patto di cittadinanza, la dimensione comunitaria e partecipativa come orizzonte di una possibile convivenza fra tutti i popoli per promuovere pace e legalità. Tutte queste organizzazioni si caratterizzano per l’impegno verso la realizzazione di una società solidale, in cui culture e religione diverse sappiano incontrarsi e dialogare. Credono in un autentico sviluppo umano, in cui l’obiettivo della crescita economica va di pari passo con quello della tutela dei diritti e dei beni comuni, della qualità della vita, dell’ambiente e delle relazioni sociali. Tutte queste organizzazioni rappresentano il laboratorio del cambiamento sociale, animato da cittadine e cittadini che guardano al futuro e scelgono di essere protagonisti attivi della società civile, nonostante le difficoltà di convivere con una società frammentata, profondamente individualista, che alimenta un sentimento diffuso di solitudine e insicurezza. L’invadenza del “mercato” e dei “consumi” negli stili di vita e nei comportamenti umani ha generato, come sappiamo, una profonda crisi di coscienza e di umanità. Le paure e le tensioni individualistiche hanno indebolito i legami comunitari ed avvelenato le relazioni umane. Per invertire questa tendenza, per riumanizzare la società, si deve ripristinare l’equilibrio tra l’ io ed il noi, fra la dimensione individuale e collettiva del vivere civile, tra diritti dei singoli e responsabilità civile. Servono più cultura, confronto e dialogo. Serve l’idea di un nuovo welfare, che sia soprattutto investimento nelbenessere sociale, nel capitale umano e nel futuro di questo Paese. Anche le organizzazioni che abitano il nuovo mondo del III Settore, hanno subito la profonda crisi delle “relazioni sociali”. Anche per il III Settore molto è cambiato in questi anni di crisi, sia sotto il profilo della sua percezione dall’esterno, sia nel modello organizzativo. Dopo gli anni della valorizzazione del volontariato e della cittadinanza responsabile, si è venuto diffondendo un clima orientato a maggiore individualismo che non ha favorito l’impegno personale nelle organizzazioni che fanno della solidarietà e della azione sociale la loro ragione di essere. Basti pensare al fatto che per molto tempo, il III Settore è stato rappresentato ai cittadini edalle Istituzioni, come un “pulviscolo” composto da queste decine di migliaia di organizzazioni, e non risulta che, sino ad oggi almeno, si sia fatta una adeguata riflessione, tra gli addetti ai lavori,circa l’opportunità di favorire la reciproca conoscenza e collaborazione tra le diverse organizzazioni, attraverso unsistema adeguato ed istituzionalizzato di reti, promuovendone la capacità di aggregazione e sinergia. Il III Settore, per tutti quei valori di umanità sopra rappresentati, deve tuttavia poter esprimere una sua soggettività giuridicae rivendicare la propria autonomia come parte integrata di questo Paese. Al riconoscimento del suo ruolo di mero gestore di politiche sociali da altri definite, non si è accompagnato il riconoscimento di uno spazio pubblico in cui operare in maniera legittima. Ecco perché, voglio sollecitare e stimolare questo dibattito, a partire dai nostri territori, in cui i tempi sono ormai maturi tra le diverse associazioni che vi operano, per strutturare un percorso che porti alla costituzione del III Settore apriliano. Questo consentirebbe, di dare una rappresentazione del III Settore apriliano, non più come un pulviscolo di tante realtà, ma come un soggetto sociale (e politico in quanto tale), radicato nel nostro territorio, e nella nostra società e in grado di avanzare proposte unitarie per lo sviluppo delbenessere sociale e del capitale umano di questa città. Oggi, di fronte alla difficoltà crescente nei rapporti tra cittadini ed Istituzioni, occorre investire di più nell’iniziativa autonoma dei soggetti sociali, nella loro capacità di programmazione unitaria, dando voce ad una società civile partecipe ed impegnata. L’autonomia e l’unità del III Settore sono una risorsa irrinunciabile. Per raccogliere la sfida di questo nuovo tempo di riforme, di cui questo Paese aveva profonda necessità, anche le organizzazioni del III settore devono però saper operare un salto di qualità, assumendosi nuove e più alte responsabilità, a partire da una più chiara consapevolezza di sé, dal dialogo e dal confronto. Nel nostro piccolo, alcune associazioni di Aprilia hanno inaugurato questo percorso, e si sono ritrovate nel Forum Nuovi Cittadini - sede di Aprilia, che si riunisce ogni ultimo mercoledì’ del mese alle 17,00 presso la sede di Via Cattaneo.

RITRATTO DEI VOLONTARI: I NOSTRI “SUPERMEN” DELLA PORTA ACCANTO … Per essere utili agli altri, non serve volare basta volere …

IL LORO SEGRETO STA NELLE TRE "D" – LA DISPONIBILITÀ, IL DISINTERESSE E IL DONO

Per conoscere il protagonisti di questo viaggio verso il “Nuovo Mondo” del Terzo  Settore, è opportuno fare un breve ritratto del suo abitante migliore  possibileovvero “il volontario”, per conoscere ed apprezzarne meglio il valore. Oggi i circa 3,2 milioni di volontari italiani, di cui 250.000 persone sopra i 65 anni rappresentano il lavoro equivalente di circa 385.000 dipendenti funzionali senza retribuzione e ad essi si aggiunge il personale dipendente retribuito delle imprese sociali non profit (630 mila persone). L’equivalente di circa un milione di operatori per il bene comune e per il welfare. Il Consiglio Nazionale Economia e del Lavoro ha quantificato una grandezza pari a circa 150 milioni di ore (in 4 settimane) con una valorizzazione di circa 915 milioni di euro (per 4 settimane) . In questa cifra si è calcolato che 565 milioni di euro sono il controvalore dell’assistenza ai bambini e 350 milioni di euro di assistenza in generale. Cifre da capogiro. Sommando il valore economico del volontariato stimato (quasi 8 miliardi di euro) al volume delle entrate delle istituzioni non profit (circa 38 miliardi) si può affermare che il peso economico del settore è al di sopra del 4% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. Ma tutte queste stime sono per difetto.La crisi economica ha sottolineato l’indispensabile ruolo strutturale (ma non riparativo) del volontariato e del non profit in generale. I dati ci dicono che fare volontariato in Italia è attività indispensabile per il sistema ed i numeri sopra riportati lo dimostrano. Anche perché  la “presa diretta” sui problemi della società è evidente. Oggi il volontario dona tempo qualificato e professionalizzato alle persone svantaggiate in un rapporto di scambio virtuoso e di fiducia: si dà e si riceve. Quindi fare volontariato è tempo qualificato messo a disposizione per l’assetto socio-assistenziale, sanitario, artistico-culturale del nostro Paese. Tutto ciò vuol dire comunque “lavorare gratuitamente” ed è quasi un paradosso per una società che ha regolato tutto il sistema in base al codice del denaro e dell'avidità. Ma chi è il volontario, effettivamente? Il volontario è una persona che, oltre a comportarsi correttamente nella vita di tutti i giorni, come studente o come lavoratore, come figlio o figlia, come padre o madre, come nonno o nonna, mette spontaneamente e gratuitamente a disposizione il suo tempo per gli altri. Per fare, con passione, qualcosa di utile, di realmente efficace. Il volontario che noi abbiamo paragonato ad un moderno superman, non è propriamente un eroe, inteso come una persona fuori del comune, ma è semplicemente un cittadino responsabile. Un cittadino è responsabile quando ha cura di sé, degli altri e dell’ambiente in cui vive. Un cittadino responsabile è una persona che rispetta le regole della convivenza, che partecipa alla vita sociale ( si informa, si aggrega e prende delle decisioni con gli altri), che chiede il rispetto dei propri diritti e tutela e difende quelli di tutti. In altri termini questo comportamento si chiama cittadinanza attiva. Volontari non si nasce, si diventa. Si impara ad esserlo facendo propri alcuni valori e osservando altre persone metterli in pratica. I valori in cui il volontariato crede sono, soprattutto: la solidarietà, che significa condividere qualcosa con gli altri per realizzare un bene comune o farsi carico di chi ha bisogno per un fine diverso del proprio interesse personale. Per questo si parla di volontariato come "dono"; la giustizia sociale, per difendere i diritti di tutti a cominciare da chi non ha diritti; la non violenza come modo di vivere, fino a considerare la pace, il valore cardine della convivenza tra i popoli;  la legalità, con il rispetto della leggi da parte di tutti, a cominciare da se stessi ; la qualità della vita, preoccupandosi come cittadino di avere, ad esempio, aria e ambiente più puliti, servizi più efficienti, città più vivibili e sicure; la crescita di "beni comuni", da quelli simbolici come l’etica (l’uomo e la giustizia sociale al centro della vita sociale) a quelli materiali disponibili per tutti i cittadini ( parchi, servizi, scuole, centri sociali, strutture e attività di tempo libero, ecc..). I valori che caratterizzano il volontario sono diversi e opposti  
a quelli della ricerca del profitto o del guadagno come massimo bene, della competizione senza regole, del consumismo, dell’utilitarismo, del liberismo. Il volontario è una persona che agisce disinteressatamente, senza cercare vantaggi di alcun tipo, ma solo relazioni umane che diano senso o scopo alla sua vita. Facendo volontariato, una persona si arricchisce di esperienze, di relazioni e promuove l’incontro e lo scambio tra tutte le persone. Per questo si dice che il volontariato aumenta la disponibilità di beni relazionali o del "capitale sociale", quest’ultimo non meno utile per una società del capitale economico. Il volontario non fa solo assistenza, carità, recupero alla vita sociale di persone messe ai margini della società o interventi di emergenza, ma contribuisce a fare prevenzione delle cause che creano disagio, ingiustizia sociale, diseguaglianza sulle opportunità  (ad esempio tra uomini e donne o tra ricchi e poveri), degrado ambientale, povertà culturale. Il volontario mette sempre al centro della sua attenzione le persone con i loro bisogni, i loro diritti e le loro potenzialità, perché tutti, anche i meno fortunati o dotati, possano crescere, realizzarsi, trovare soluzioni ai loro problemi o conforto nei momenti meno fortunati della vita. Quando si fa carico di qualcuno, il volontario lo aiuta a diventare autosufficiente, a sapersela cavare da sé. 
Anche quando va incontro a chi nella vita ha sbagliato ( ad esempio a un detenuto o a un tossicodipendente) non lo giudica, ma lo accompagna e ne rispetta i tempi di crescita. Il volontario deve " far bene il bene", preparandosi e migliorandosi costantemente, assumendosi della responsabilità insieme agli altri e portando fino in fondo un impegno preso. I  volontari non possono farsi carico di tutti i bisogni della popolazione né possono gestire tutti i servizi o sostituirsi a chi li realizza meglio, i loro compiti sono soprattutto quelli di fare mediazione tra i cittadini e le istituzioni (avvicinando gli uni alle altre), di fare sensibilizzazione sui bisogni e sui problemi (richiamando l’attenzione e informando correttamente la popolazione). Di intervenire nei confronti di chi è in stato di bisogno attraverso attività di ascolto, orientamento, accompagnamento, prime risposte alle necessità , materiali, di assistenza e relazionali. Talvolta, e nelle forme organizzate, il volontariato sperimenta nuovi servizi o soluzioni innovative aprendo delle strade e allargando l’offerta di opportunità per la popolazione. Nella sua azione cerca sempre di coordinarsi ad organismi pubblici e privati a cui può fornire un contributo di qualità con prestazioni che nessun altro soggetto può realizzare. Sono le prestazioni che umanizzano i servizi, li rendono più accoglienti e a misura d’uomo. Se la gratuità è la caratteristica che distingue il volontario da qualunque altra persona che agisce nella società, essa distingue anche l’organizzazione di volontariato da qualunque altro organismo pubblico o privato ( Stato, impresa, cooperativa sociale che produce beni o servizi, associazione a esclusivo vantaggio dei soci, fondazione che dà finanziamenti, etc..). Senza la gratuità i volontari non potrebbero trasmettere con efficacia i valori in cui credono e che manifestano. Sarebbero quindi poco credibili nel loro compito, oggi forse il più importante, di educare i cittadini alla solidarietà. Ecco perché il volontariato è importante per quello che è, per i valori che comunica, prima ancora che per quello che fa, che realizza in pratica.
È quindi scuola di solidarietà . Il volontariato, specie quello organizzato in associazioni o gruppi di volontari, ha come obiettivo una società migliore e proprio per questo è capace di fare delle denunce se vede che qualcosa non va, di proporre delle soluzioni ai problemi, di anticipare delle risposte ai bisogni non soddisfatti dei cittadini, di valutare l’operato delle istituzioni pubbliche e di coinvolgerle.  Il volontariato non intende però sostituirsi a queste perché è ad esse che spetta per Costituzione la responsabilità di soddisfare i diritti dei cittadini. 
Per ottenere maggiore peso, considerazione e risorse per le proprie cause fa in modo di sensibilizzare e coinvolgere la popolazione, comunicando con efficacia valori e progetti.
Per questo si dice che il volontariato ha un ruolo "politico" che non vuol dire stare dalla parte di un partito, ma operare per il bene della " polis", cioè della comunità dei cittadini. Questo compito viene svolto meglio se i volontari e soprattutto i gruppi di volontariato, si coordinano, progettano e realizzano insieme attività e iniziative, in un’ottica di rete. Il volontariato è quindi il vero agente di cambiamento della società ed è tanto più efficace in questa funzione quanto più sollecita la partecipazione di tutti i cittadini. In conclusione, il segreto dell’azione del volontario sono le sue tre "d" – la disponibilità, il disinteresse e il dono – che lo fanno agire affinché siano sempre rispettati i diritti di tutti, vi siano più servizi nella vita sociale e, soprattutto, più democrazia e quindi più equità e libertà, perché se i cittadini partecipano attivamente nella società diventano soggetti sovrani e vivranno sicuramente in modo migliore.